Il Consiglio (di Spoleto) chiede se sia possibile, per una società per azioni controllata interamente da azionista pubblico ed affidataria di pubblico servizio, istituire al proprio interno un ufficio legale.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “L’esercizio della professione forense presso enti pubblici è previsto dall’art. 3, quarto comma, del R.D.L. 1578/1933. Ivi si prevede che possano iscriversi nell’apposito elenco speciale annesso all’albo gli avvocati operanti presso ufficî legali istituiti «sotto qualsiasi denominazione e in qualsiasi modo». La dizione è stata interpretata […]

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Il quesito (del COA di Pesaro) riguarda la possibilità per un cittadino svizzero ivi esercente la professione di avvocato di essere iscritto presso un albo italiano degli avvocati.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “In assenza di accordi bilaterali specifici sul punto, il soggetto richiedente potrà senz’altro ottenere il riconoscimento del titolo straniero e la dichiarazione di equipollenza con il titolo italiano di “avvocato”, previo l’eventuale espletamento di prove d’esame compensative. Per i cittadini di Paesi extracomunitarî vale il disposto […]

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Quesito del COA di Arezzo

Il Consiglio (di Arezzo) segnala che un proprio iscritto ha ricevuto una richiesta di iscrizione da parte di un sedicente “Ordre docteurs CEE”, che si qualifica come detentore di un «albo generale dei professionisti» sotto il controllo della Commissione europea. Si chiedono notizie sull’ufficialità di tale associazione e su suoi eventuali rapporti con il Consiglio […]

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Il quesito (del COA di Frosinone) verte sulla possibilità, per un praticante, di effettuare la pratica presso più avvocati (tre nel caso delineato) aventi lo studio professionale in città diverse.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “È vero, come ricorda il Consiglio remittente, che la legge professionale non si occupa esplicitamente del numero di avvocati esercenti presso cui il praticante può svolgere il proprio percorso formativo; è, però, altresì vero che gli artt. 8 e 18 del R.D.L. 1578/1933 si preoccupano di […]

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Il quesito (del COA di Chieti) verte sulla sussistenza di un’incompatibilità tra la condizione di praticante avvocato ed il rapporto di lavoro dipendente e, in caso affermativo, se tale incompatibilità si riferisca anche al praticante non abilitato.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “Ai sensi dell’attuale normativa il regime di incompatibilità previsto per gli avvocati non è estensibile ai praticanti, in ossequio al principio generale per cui le cause di incompatibilità, traducendosi in sostanziali limitazioni al godimento di diritti individuali, sono da considerarsi insuscettibili di estensione analogica. In questo […]

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Il quesito (del COA di Palermo) riguarda la debenza del contributo annuale all’Ordine di appartenenza per gli iscritti sospesi in via cautelare o disciplinare.

In particolare il quesito scaturisce dalla circostanza, che si ritiene ingiusta, per cui colui che sia sospeso e poi riconosciuto estraneo ai fatti contestati è tenuto ad un versamento dal quale, viceversa, è esonerato colui che, dopo la sospensione, subisce anche la cancellazione o la radiazione. La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: […]

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Il Consiglio remittente (Forlì-Cesena) inoltra la comunicazione di un pubblico dipendente, che ha compiuto la pratica forense ed ottenuto la relativa certificazione nel 1982, e che chiede se il periodo di pratica svolto all’epoca costituisca ad oggi valido titolo per sostenere l’esame di abilitazione alla professione di avvocato.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: Il richiedente rivolge la propria richiesta, atta a conoscere il valore di un certificato di compiuta pratica risalente al 1982, «al Consiglio nazionale forense tramite l’Ordine forense di Forlì-Cesena». Posto che la Commissione consultiva può esprimere il proprio parere solo su quesiti anonimi e provenienti dagli […]

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Il quesito (del COA di Voghera) verte sulla sussistenza di una incompatibilità tra lo status di praticante avvocato e l’impiego come cancelliere di Tribunale.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “Ai sensi dell’attuale normativa il regime di incompatibilità previsto per gli avvocati non è estensibile ai praticanti, in ossequio al principio generale per cui le cause di incompatibilità, traducendosi in sostanziali limitazioni al godimento di diritti individuali, sono da considerarsi insuscettibili di estensione analogica. È peraltro […]

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Il quesito (del COA di Sciacca) si riferisce ad una vicenda nella quale il Consiglio dell’Ordine si è opposto alla richiesta di accesso agli atti da parte di un avvocato di altro foro, il quale aveva prodotto un esposto a fini disciplinari, esposto da cui era scaturito un procedimento disciplinare, poi conclusosi con la sanzione della censura. A fronte del rifiuto l’esponente si è rivolto al T.A.R., ottenendo l’accoglimento del ricorso e la condanna del Consiglio dell’Ordine alle spese.

Il Consiglio locale chiede,  in considerazione della possibilità che si consolidi una giurisprudenza sfavorevole, l’orientamento del Consiglio nazionale circa l’opportunità di appellare la decisione. La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “La Commissione non può intervenire nell’ambito di una vicenda giudiziaria specifica, di talché è nella piena disponibilità del Consiglio dell’Ordine valutare l’opportunità […]

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Il Consiglio (di Verona) inoltra la segnalazione di un iscritto circa l’inopportunità del trasferimento di un magistrato avvenuta nel foro di Verona, chiedendo il parere del Consiglio nazionale anche sul fenomeno dei magistrati che rimangono presso il medesimo ufficio per un numero elevato di anni.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere: “Si rileva innanzitutto che la Commissione non può esprimersi nel caso di specie illustrato dall’avvocato segnalante, e la cui documentazione è inoltrata dal Consiglio dell’Ordine. È evidente, infatti, che il Consiglio nazionale forense non può interferire con le nomine ed i trasferimenti di magistrati in ciascuna […]

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