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- Il potere sanzionatorio può essere esercitato solo nei confronti degli iscritti all’alboLa potestà disciplinare è strettamente ed indissolubilmente collegata alla iscrizione negli albi, con la conseguenza che tutte le volte in cui il professionista viene definitivamente estromesso dalla categoria, ogni ulteriore indagine sulla sussistenza o meno degli addebiti a lui mossi ed oggetto del giudizio disciplinare, resta preclusa dalla duplice considerazione che, da un lato, quegli… Leggi tutto: Il potere sanzionatorio può essere esercitato solo nei confronti degli iscritti all’albo
- Divieto di reformatio in pejus: il parziale accoglimento dell’impugnazione NON impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territorialeIl parziale accoglimento dell’impugnazione non impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territoriale, giacché questa è determinata non già per effetto di un mero computo matematico né in base ai principi codicistici in tema di concorso di reati, ma in ragione dell’entità della lesione dei canoni deontologici e della immagine della avvocatura alla… Leggi tutto: Divieto di reformatio in pejus: il parziale accoglimento dell’impugnazione NON impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territoriale
- La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostitutiL’avvocato è personalmente responsabile per condotte, determinate da suo incarico, ascrivibili a suoi associati, collaboratori e sostituti, salvo che il fatto integri una loro esclusiva e autonoma responsabilità (art. 7 cdf). Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Santinon), sentenza n. 17 del 3 febbraio 2026
- L’obbligo di corrispondere il compenso al domiciliatarioLa violazione dell’art. 43 cdf (secondo cui l’avvocato che abbia scelto o incaricato direttamente altro collega di esercitare le funzioni di rappresentanza o assistenza, ha l’obbligo di provvedere a retribuirlo, ove non adempia il cliente) è un illecito omissivo di natura permanente, per il quale, finché perdura, non decorre prescrizione. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f.… Leggi tutto: L’obbligo di corrispondere il compenso al domiciliatario
- L’appropriazione indebita costituisce illecito deontologico permanenteL’appropriazione sine titulo ovvero la mancata restituzione di somme di competenza altrui costituisce illecito deontologico permanente. Conseguentemente, la decorrenza del termine prescrizionale ha inizio dalla data della cessazione della condotta, e precisamente allorché: 1) il professionista metta a disposizione del cliente integralmente la somma stessa, ovvero 2) sollecitato alla restituzione, la rifiuti affermando il proprio… Leggi tutto: L’appropriazione indebita costituisce illecito deontologico permanente
- Il risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può mitigare la sanzione disciplinare da irrogarsi in concretoIl risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può comportare una mitigazione della sanzione da irrogarsi in concreto, giacché la determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti (art. 21 cdf), avuto riguardo alla gravità dei comportamenti contestati, al grado della colpa o all’eventuale… Leggi tutto: Il risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può mitigare la sanzione disciplinare da irrogarsi in concreto
- Divieto di assistere un coniuge o convivente contro l’altro dopo averli assistiti entrambi: l’individuazione del dies a quo prescrizionaleL’art. 68 cdf vieta al professionista, che abbia congiuntamente assistito i coniugi o i conviventi more uxorio in controversie familiari, di assumere successivamente il mandato per la rappresentanza di uno di essi contro l’altro. Trattasi, in particolare, di illecito deontologico istantaneo che si consuma con l’assunzione dell’incarico sicché, ai fini dell’individuazione del dies a quo… Leggi tutto: Divieto di assistere un coniuge o convivente contro l’altro dopo averli assistiti entrambi: l’individuazione del dies a quo prescrizionale
- L’esercizio della professione in periodo di sospensionePone in essere un comportamento deontologicamente riprovevole, in quanto contrario alla disposizione specifica contenuta nell’art. 36 co. 1 cdf, l’avvocato che eserciti attività professionale in periodo di sospensione, amministrativa o disciplinare, a nulla rilevando in contrario l’asserita buona fede dell’incolpato. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Corona), sentenza n. 13 del 3 febbraio 2026… Leggi tutto: L’esercizio della professione in periodo di sospensione
- La mancata partecipazione dell’incolpato al procedimento disciplinare non può aggravare la sanzioneLa mancata partecipazione dell’incolpato al procedimento disciplinare non costituisce circostanza aggravante della sanzione disciplinare (Nel caso di specie, il CDD aveva aggravato la sanzione disciplinare perché l’incolpato non si era presentato all’udienza dibattimentale, senza addurre alcuna giustificazione). Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Corona), sentenza n. 13 del 3 febbraio 2026 NOTA:In senso conforme,… Leggi tutto: La mancata partecipazione dell’incolpato al procedimento disciplinare non può aggravare la sanzione
- Post sui social: la rilevanza deontologica degli apprezzamenti offensivi di natura sessistaL’avvocato è tenuto ad improntare la propria condotta a lealtà e correttezza in ogni situazione (quindi anche nella dimensione privata e a maggior ragione quando si esprime mediante l’uso dei social e quindi nella sfera del web), evitando comportamenti che compromettano l’immagine dell’avvocatura, al fine di assicurare responsabilmente la funzione sociale che l’ordinamento le attribuisce,… Leggi tutto: Post sui social: la rilevanza deontologica degli apprezzamenti offensivi di natura sessista
- In materia disciplinare non opera il principio di stretta tipicità dell’illecitoIn materia disciplinare non opera il principio di stretta tipicità dell’illecito, proprio del diritto penale, per cui non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti vietati, ma solo l’enunciazione dei doveri fondamentali, tra cui segnatamente quelli di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza di cui all’art. 9 del nuovo codice deontologico forense che, quale “norma… Leggi tutto: In materia disciplinare non opera il principio di stretta tipicità dell’illecito
- Post offensivo su Facebook: il ridotto numero di follower non esclude l’illecitoL’eventuale rilevanza deontologica di un post sui social prescinde dal numero asseritamente ridotto dei follower, che può semmai rilevare ai (soli) fini della dosimetria della sanzione. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Santinon), sentenza n. 11 del 3 febbraio 2026 NOTAIn senso conforme, CNF n. 394/2025, secondo cui la pubblicazione limitata agli “amici” non… Leggi tutto: Post offensivo su Facebook: il ridotto numero di follower non esclude l’illecito
- Espressioni offensive o sconvenienti: l’illecito prescinde dall’individuaizone nominativa dei soggetti offesiAi fini dell’integrazione dell’illecito di cui all’art. 52 cdf, non è necessaria l’individuazione nominativa dei destinatari delle espressioni offensive o sconvenenienti. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Santinon), sentenza n. 11 del 3 febbraio 2026
- Inammissibile la ricusazione dell’intero Collegio giudicanteE’ inammissibile l’istanza di ricusazione che investa la totalità dei membri del collegio giudicante, perché l’istituto della ricusazione può essere adoperato per contestare l’imparzialità di singoli componenti del collegio stesso, ma non contro il medesimo nella sua globalità, al fine di metterne in discussione l’idoneità a decidere. Diversamente opinando, si finirebbe col legittimare la neutralizzazione… Leggi tutto: Inammissibile la ricusazione dell’intero Collegio giudicante
- La ricusazione del giudice disciplinare deve essere proposta tempestivamenteIn tema di procedimento disciplinare, l’istanza di ricusazione va proposta, a pena di sua inammissibilità, prima della decisione (ovvero, al più tardi, «prima dell’inizio della trattazione o discussione» ex art. 52, co. 2, c.p.c.) e comunque entro sette giorni dalla conoscenza dei motivi che la giustificano (art. 7 Reg. CNF n. 2/2014). La cumulatività delle… Leggi tutto: La ricusazione del giudice disciplinare deve essere proposta tempestivamente
