Il COA di Trapani chiede di sapere se: il praticante avvocato, autorizzato ad esercitare l’attività professionale nei limiti e con le modalità di cui all’art. 41, comma 12 L. 247/2012 in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica forense (c.d. patrocinio sostitutivo) dovrà essere inserito nel RGInDE, gestito dal Ministero della Giustizia.

La risposta è nei seguenti termini:
Il ReGInDE, o Registro degli Indirizzi Elettronici, è l’elenco gestito dal Ministero della Giustizia, che contiene i dati identificativi e l’indirizzo PEC dei cosiddetti soggetti abilitati esterni, che intendano interagire con un Ufficio Giudiziario per via telematica.
Il ReGIndE non gestisce informazioni già presenti in registri disponibili alle PP.AA., nell’ambito dei quali sono recuperati, ad esempio ai fini di eseguire notifiche ex art. 149 bis c.p.c., gli indirizzi di PEC delle imprese o le CEC-PAC dei cittadini.
A norma dell’art. 2 del DM 44/11, lettera m), n. 3 sono soggetti abilitati esterni privati 3) soggetti abilitati esterni privati: i difensori delle parti private, gli avvocati iscritti negli elenchi speciali, gli esperti e gli ausiliari del giudice;
Orbene, poiché l’art.41, comma 12 non consente ai praticanti avvocato di assumere in proprio la difesa delle parti private, gli stessi non dovranno (né potranno) essere iscritti nel ReG.In.D.E.
Ove in possesso di indirizzo PEC, gli ammessi all’esercizio del patrocinio sostitutivo, al pari di tutti i professionisti, saranno invece inseriti nel c.d. INI-PEC.

Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), parere 25 ottobre 2017, n. 79

Il COA di Milano chiede di sapere se un Avvocato sospeso volontariamente ex. art. 20 comma 2 L. 247/12 debba assolvere all’onere della stipula di polizza per la responsabilità professionale e contro gli infortuni.

La risposta è nei seguenti termini:
a) quanto alla polizza per la responsabilità civile professionale:
La questione è già stata esaminata da questa Commissione con il parere 90/2016, dal quale non si ritiene di doversi discostare che così ha ritenuto:
L’art. 12 Legge n. 247/2012 sancisce in capo all’avvocato il dovere di stipulare una polizza assicurativa a garanzia dei rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Si tratta, in tutta evidenza, di una prescrizione posta a tutela di due posizioni: da un lato, quella dell’avvocato, la cui attività potrebbe, anche a distanza di tempo, essere causa di danni verso terzi con conseguente obbligo di risarcimento; dall’altro, quella del cliente, che tale danno potrebbe subire. La copertura assicurativa, pertanto, deve permanere anche in capo all’avvocato sospeso a richiesta dall’attività professionale, sia perché la norma anzidetta non contempla eccezioni, sia in quanto il danno verso terzi potrebbe anche emergere, seppur risalente nell’origine ad epoca anteriore, durante il periodo di sospensione. In tal caso, infatti, qualora la copertura assicurativa non fosse stata rinnovata, il cliente non avrebbe più a disposizione la garanzia risarcitoria del danno accertato, la cui sussistenza è prescritta dalla legge.
b) quanto alla polizza infortuni:
Il quesito è superato dalla modifica dell’art. 12, comma 2, della legge n. 247/12, introdotta dal D.L. n. 148/17, conv. con l. n. 172/17, in conseguenza della quale il comma è formulato come segue: “all’avvocato, all’associazione o alla società tra professionisti è fatto obbligo di stipulare, anche per il tramite delle associazioni e degli enti previdenziali forensi, apposita polizza a copertura degli infortuni derivanti ai propri collaboratori, dipendenti e praticanti in conseguenza dell’attività svolta nell’esercizio della professione anche fuori dei locali dello studio legale, anche in qualità di sostituto o di collaboratore esterno occasionale”.

Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), parere 25 ottobre 2017, n. 78

Il COA di MANTOVA chiede di sapere: 1) se gli avvocati iscritti nell’Albo (recte: Elenco) Speciale, che risultano già assicurati con INAIL siano soggetti all’obbligo dell’assicurazione Infortuni; 2) se vi sia esonero dall’obbligo della polizza infortuni in favore dei dipendenti dello Studio Legale, già assicurati INAIL; 3) come ci si debba comportare laddove l’iscritto, affetto da gravi patologie, rappresenti la propria difficoltà a trovare una copertura assicurativa per gli infortuni, ovvero la reperisca solo condizioni particolarmente onerose.

La risposta è nei seguenti termini:
Il quesito è superato dalla modifica dell’art. 12, comma 2, della legge n. 247/12, introdotta dal D.L. n. 148/17, conv. con l. n. 172/17, in conseguenza della quale il comma è formulato come segue: “all’avvocato, all’associazione o alla società tra professionisti è fatto obbligo di stipulare, anche per il tramite delle associazioni e degli enti previdenziali forensi, apposita polizza a copertura degli infortuni derivanti ai propri collaboratori, dipendenti e praticanti in conseguenza dell’attività svolta nell’esercizio della professione anche fuori dei locali dello studio legale, anche in qualità di sostituto o di collaboratore esterno occasionale”.

Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), parere 20 dicembre 2017, n. 76

Il COA di Salerno chiede di sapere se, tenuto conto del parere n. 24/2017 di questa Commissione ed alla stregua dell’art. 28 della L. 247/2012 e dell’art. 56 del NCDF, se il Curatore Speciale del Minore, che rivesta la carica di Consigliere dell’Ordine, possa poi autonominarsi difensore del minore senza violare il disposto delle norme citate.

La risposta è nei seguenti termini.
Con il parere n. 24/2017 questa Commissione ha chiarito che gli incarichi giudiziari giudiziari preclusi ai Consiglieri dell’Ordine ex art. 28, comma 10 della L. 247/2012 si devono intendere quelli in cui l’avvocato operi quale ausiliario del giudice (ad esempio curatore fallimentare, curatore dell’eredità giacente, delegato alle vendite nelle procedure esecutive immobiliari, custode giudiziale). Restano pertanto esclusi dall’incompatibilità gli incarichi che si sostanziano in oneri assegnati all’avvocato per lo svolgimento di compiti nei quali è prevalente la funzione sociale dell’attività (amministratore di sostegno, tutore di minori stranieri non accompagnati, ecc.).
Tra gli incarichi nei quali prevale la funzione sociale dell’attività professionale rientra sicuramente quello di curatore speciale del minore.
La nomina del curatore speciale è di pertinenza del Giudice, e laddove la scelta cada su un avvocato, si ritiene che la figura di curatore speciale e di difensore del minore possano coincidere.
Ben potrà quindi il Consigliere dell’Ordine, nominato curatore speciale del minore costituirsi in giudizio a difesa degli interessi del minore, a condizione tuttavia che l’incarico mantenga i requisiti di non remunerabilità che erano ovviamente sottesi alla distinzione di cui al parere n 24/2017.

Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), parere 20 settembre 2017, n. 72

Il COA di Roma chiede di sapere se: 1. L’abogado già iscritto all’Ordine degli Avvocati italiano possa sostituire un Collega ordinario in una udienza relativa ad una procedura nella quale non abbia preventivamente depositato dichiarazione di intesa (anteriormente alla parte rappresentata, ovvero al primo atto di difesa dell’assistito, ai sensi dell’art. 8 del D. Lgs. 96/2001) depositando a verbale una delega per la sostituzione sottoscritta dal Collega ordinario contenente dichiarazione di intesa specifica per la procedura in cui gli viene chiesto di partecipare; 2. Se, in caso di risposta negativa al quesito di cui al punto 1. la posizione dell’abogado possa essere sanata da una dichiarazione di intesa prodotta ad una udienza successiva; 3. se possa essere considerata un vizio procedurale la circostanza che un abogado abbia sostituito in udienza un avvocato ordinario senza depositare la delega e/o contestuale dichiarazione di intesa; ed in caso di risposta positiva, se il vizio produca effetti sull’intera procedura o solo sulla specifica fase; 4. se la mancanza di dichiarazione di intesa o di delega possa essere eccepita dalla parte o debba essere pronunciata solo dall’autorità adita e se, di conseguenza, il deposito della dichiarazione di intesa o della delega di udienza sia una responsabilità dell’abogado esclusivamente nei confronti dell’autorità adita, al fine di dimostrare che egli agisce di intesa e sotto il controllo di un avvocato ordinario, ovvero se sia una responsabilità procedurale che inficia anche i rapporti con i terzi.

La risposta è nei seguenti termini:
Premesso
– che l’avvocato stabilito, ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs. 96/2001, ha diritto di esercitare la professione di avvocato come prevista dalla legge utilizzando il titolo professionale di origine alle condizioni e secondo le modalità previste dal titolo secondo del medesimo provvedimento;
– che l‘art. 8 del d. Lgs. 96/2001 prevede al comma 1 che l’avvocato stabilito nell’esercizio dell’attività giudiziaria debba agire di intesa con altro avvocato abilitato che assicura i rapporti con l’attività adita o procedente e nei confronti della medesima è responsabile dell’osservanza dei doveri imposti al difensore;
– che il medesimo articolo prevede, al comma 2, che la dichiarazione di intesa debba risultare da scrittura privata autenticata o da dichiarazione resa da entrambi gli avvocati al giudice adito o all’autorità precedente anteriormente alla costituzione della parte rappresentata, ovvero al primo atto di difesa dell’assistito;
– che l’art. 14 della L. 247/2012 prevede la facoltà per l’avvocato “ordinario” di farsi sostituire da altro avvocato, con delega anche verbale, rimanendo personalmente responsabile nei confronti dei clienti;
– che il D. Lgs. 96/2001 si pone quale normativa speciale rispetto alla L. 247/2012
– che la partecipazione all’udienza è pacificamente attività giudiziaria;
– che l’attività di sostituto di udienza non prevede il rilascio di un mandato da parte del cliente all’avvocato che sostituisce;
– che la dichiarazione di intesa deve essere riferita ad un mandato rilasciato dal cliente all’avvocato stabilito, e non ad un incarico ad hoc conferito da altro avvocato;
ciò premesso:
la Commissione, dopo ampia discussione ritiene che non sia consentita all’avvocato stabilito una attività di mera sostituzione di udienza, non potendo la delega essere considerata sostitutiva della dichiarazione di intesa. Ostano all’applicazione analogica la specialità del d. Lgs. 96/2001 rispetto alla L. 247/2012 e la specifica previsione dell’art. 8 del D. Lgs. 96/2001, che prescrive che la dichiarazione di intesa debba essere formata e depositata anteriormente alla costituzione in giudizio della parte rappresentata, ovvero al primo atto di difesa dell’assistito.
Pertanto:
al quesito n. 1 deve essere data risposta negativa;
analogamente, deve essere data risposta negativa al quesito n. 2. posto che la eventuale dichiarazione di intesa intervenuta successivamente alla partecipazione in udienza dell’avvocato stabilito non ha efficacia sanante.
I quesiti 3 e 4 sono inammissibili, in quanto la loro soluzione è demandata all’autorità giudiziaria, cui la Commissione non può sostituirsi.

Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), parere 18 gennaio 2017, n. 9

Cliente e parte assistita: l’avvocato non può pretendere il pagamento del proprio compenso da chi non sia debitore

Vìola i doveri di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza l’avvocato che pretenda da un terzo non debitore il pagamento di compensi per attività professionale prestata in favore del cliente o della parte assistita, così compromettendo la fiducia dei terzi nella dignità della professione (Nel caso di specie, il professionista aveva richiesto il pagamento delle proprie competenze a soggetti assistiti da altro difensore).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Secchieri), sentenza del 22 dicembre 2017, n. 223

L’avvocato del Condominio non può pretendere il pagamento integrale del proprio compenso da un singolo condomino

Vìola i doveri di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza l’avvocato che per l’attività professionale espletata in favore del Condominio richieda ad un singolo condomino il pagamento dell’intero compenso anziché pro quota, così compromettendo la fiducia dei terzi nella dignità della professione.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Secchieri), sentenza del 22 dicembre 2017, n. 223

Condotta irreprensibile e condanna penale

La valutazione del requisito della condotta irreprensibile (già specchiatissima ed illibata), necessario ai fini della iscrizione all’albo avvocati e al registro dei praticanti, va compiuta dal C.O.A. in modo autonomo ed indipendente anche dall’esito dell’eventuale procedimento penale che può aver coinvolto l’interessato, la cui condanna penale non comporta pertanto un’automatica inibizione dell’iscrizione.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Secchieri), sentenza del 18 dicembre 2017, n. 214

La valutazione della condotta irreprensibile

Ai fini dell’iscrizione all’albo, le condotte apprezzabili sotto il profilo morale (c.d. condotta irreprensibile, già “specchiatissima ed illibata”) non sono quelle riferibili alla dimensione privata dell’individuo, ma quelle che rilevano ai fini della valutazione, rispetto all’affidabilità del soggetto per il corretto svolgimento delle attività e delle funzioni considerate, sicché non dovranno essere considerate, né valutate, condotte che, per la loro natura o per la occasionalità o per la distanza nel tempo, o per altri motivi, non appaiano ragionevolmente suscettibili di incidere attualmente (cioè al momento in cui la condotta assume rilievo) sull’affidabilità del soggetto in ordine al corretto svolgimento della specifica funzione o attività.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Secchieri), sentenza del 18 dicembre 2017, n. 214

Procedimento disciplinare: i vizi formali in sede di escussione del teste sono sanati se non eccepiti seduta stante

In tema di procedimento disciplinare di primo grado, qualora il teste consulti propri appunti senza esplicita autorizzazione (arg. ex art. 499 c.p.p.), ogni eventuale nullità è sanata se non vi sia stata rituale opposizione dell’incolpato nel corso dell’esame del testimone stesso.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Secchieri), sentenza del 1° dicembre 2017, n. 199