Elezioni forensi: il contenuto necessario della dichiarazione di candidatura

In tema di elezioni forensi, l’art. 8, comma 2, della L. 113/2017 non richiede specifiche indicazioni a carico di chi presenta la propria candidatura: la relativa dichiarazione è pertanto perfetta e completa ove contenga i dati anagrafici essenziali (data e luogo di nascita) corrispondenti al documento di identità che, ai sensi degli artt. 46 e 47 D.P.R. 445/2000, deve accompagnare la dichiarazione, al fine di consentire la verifica dei dati indicati dal sottoscrittore.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Salazar), sentenza del 12 luglio 2018, n. 81

Elezioni forensi: giuridicamente irrilevante la posizione numerica occupata nell’elenco dei candidati

E’ del tutto irrilevante, ai fini della regolarità del procedimento elettorale, il numero attribuito alla candidatura nell’elenco dei partecipanti alla competizione elettorale, in quanto il voto è espresso attraverso l’indicazione del nome e del cognome degli avvocati candidati individualmente (art. 8 L. n. 113/2017), senza alcun riferimento quindi al predetto riferimento cronologico.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Salazar), sentenza del 12 luglio 2018, n. 81

Elezioni forensi: la pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea ordinaria determina l’apertura del procedimento elettorale

In tema di elezioni forensi, il termine per la presentazione delle candidature decorre dalla pubblicazione dell’avviso di convocazione degli iscritti sul sito internet istituzionale del COA, che determina l’apertura del procedimento elettorale con efficacia immediata a prescindere da successive formalità. Conseguentemente, le candidature presentate prima di detto termine sono legittimamente dichiarate irricevibili dalla competente Commissione elettorale.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Salazar), sentenza del 12 luglio 2018, n. 81

L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente)

Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 21 giugno 2018, n. 75

Procedimento disciplinare: irrilevante l’impedimento a comparire del precedente difensore

L’istanza di differimento dell’udienza disciplinare non può essere accolta ove non documenti un impedimento assoluto a comparire e, in ogni caso, ove riguardi un difensore privo di mandato a difendere il ricorrente (Nel caso di specie, l’istanza di rinvio proveniva dall’avvocato che aveva assistito l’incolpato avanti al Consiglio territoriale e privo di procura speciale per il giudizio dinanzi al CNF).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 21 giugno 2018, n. 75

La discrezionalità del Giudice disciplinare nel valutare la rilevanza delle prove

Il principio del libero convincimento opera anche in sede disciplinare, sicché il Giudice della deontologia ha ampio potere discrezionale nel valutare ammissibilità, rilevanza e conferenza delle prove dedotte. Non è pertanto censurabile, né può determinare la nullità della decisione, la mancata audizione dei testi indicati ovvero la mancata acquisizione di documenti, quando risulti che il Consiglio stesso abbia ritenuto le testimonianze e/o i contenuti del documento del tutto inutili o irrilevanti ai fini del giudizio, per essere il Collegio già in possesso degli elementi sufficienti a determinare l’accertamento completo dei fatti da giudicare attraverso la valutazione delle risultanze acquisite.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 21 giugno 2018, n. 74

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 21 giugno 2018, n. 75

Il CNF può integrare, in sede di appello, la motivazione della decisione del Consiglio territoriale

La mancanza di adeguata motivazione (nella specie, peraltro, esclusa) non costituisce motivo di nullità della decisione del Consiglio territoriale, in quanto, alla motivazione carente, il Consiglio Nazionale Forense, giudice di appello, può apportare le integrazioni che ritiene necessarie, ivi compresa una diversa qualificazione alla violazione contestata. Il C.N.F. è infatti competente quale giudice di legittimità e di merito, per cui l’eventuale inadeguatezza, incompletezza e addirittura assenza della motivazione della decisione di primo grado, può trovare completamento nella motivazione della decisione in secondo grado in relazione a tutte le questioni sollevate nel giudizio sia essenziali che accidentali.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 21 giugno 2018, n. 74

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 21 giugno 2018, n. 75

Il COA di Torino pone il seguente quesito: “Se un avvocato iscritto nell’Albo professionale possa essere socio di due associazioni professionali atteso che il comma 4 dell’art. 4 della L. 247/2012 è stato abrogato dalla L. 4 agosto 2017 n. 124 mentre il comma 3 dell’art. 70 del Codice Deontologico Forense prevede che «l’avvocato può partecipare ad una sola associazione o società tra avvocati»”.

La risposta è nei seguenti termini.
Il comma 4 dell’art. 4 della legge 247/12, il quale prevedeva che “l’avvocato può essere associato ad una sola associazione” è stato espressamente soppresso dalla L. 4 agosto 2017, n. 124. Il comma 3 dell’art. 70 del CDF traeva origine da una disposizione primaria, oggi abrogata.

Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere del 18 aprile 2018, n. 19

Il COA di Napoli pone il seguente quesito: “L’Avvocato che nel corso dell’anno chiede l’iscrizione all’Ordine degli avvocati proveniente da altro Ordine, è tenuto al pagamento della quota associativa annuale al momento della richiesta di iscrizione al nuovo Ordine, avendo già pagato la quota all’Ordine di provenienza?”.

La risposta è nei seguenti termini.
Ai sensi dell’art. 29, c. 3 della L. 247/2012 il Consiglio è autorizzato:
a) a fissare e riscuotere un contributo annuale o contributo straordinario da tutti gli iscritti a ciascun albo, elenco o registro;
b) a fissare contributi per l’iscrizione negli albi, negli elenchi, nei registri, per il rilascio di certificati, copie e tessere e per i pareri sui compensi.
L’obbligo di versamento dei suddetti contributi deriva dalla iscrizione nell’albo, registro o elenco e pertanto la eventuale precedente iscrizione dell’avvocato in albi di altri ordini forensi è del tutto irrilevante ai fini di cui al quesito e non può costituire motivo di esclusione del professionista dall’obbligo suddetto (cfr. in questo senso il parere n. 67/2016).

Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere del 18 aprile 2018, n. 18

Il COA di Massa Carrara formula il seguente quesito: “se sia consentita la sospensione volontaria dall’Albo ai sensi dell’art. 20 L. 247/2012 all’Avvocato che sia chiamato ad esercitare le funzioni di Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato di un Ministero”.

La risposta è nei seguenti termini.
L’art. 20, comma 1, della L. 247/2012 prevede la sospensione dall’esercizio professionale durante il periodo della carica dell’avvocato eletto o nominato a determinate funzioni pubbliche, ivi tassativamente indicate. L’incarico di Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato di un Ministero non rientra in detto elenco ed è quindi escluso dalla suddetta previsione.
È comunque consentito all’avvocato iscritto all’albo di chiedere la sospensione dall’esercizio professionale ai sensi del secondo comma del citato articolo 20.

Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere del 21 marzo 2018, n. 12