Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario che hanno partecipato alla seduta in cui la deliberazione è stata adottata

Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione. Pertanto deve essere dichiarata nulla la decisione che non soddisfi tale prescrizione (Nel caso di specie, la decisione disciplinare impugnata era stata sottoscritta dal solo presidente e non pure dal segretario. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 10 ottobre 2017, n. 141

Ricorso al CNF e difetto di jus postulandi dell’abogado

E’ inammissibile, per difetto di jus postulandi, il ricorso al CNF proposto personalmente dal professionista che sia iscritto alla sezione speciale dell’Albo degli avvocati stabiliti (Nel caso di specie, l’impugnazione riguardava il silenzio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati in ordine alla domanda di dispensa dalla prova attitudinale ed era stata sottoscritta personalmente dal solo abogado, in difetto di dichiarazione di intesa ex art. 8 D.Lgs. n. 96/2001. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha dichiarato inammissibile il ricorso).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Caia), sentenza del 23 settembre 2017, n. 131

Il COA di Reggio Emilia formula quesito in merito all’applicabilità della disciplina dell’abilitazione al patrocinio sostitutivo ai tirocini iniziati prima del 3 giugno 2016, data di entrata in vigore del D.M. n. 70/2016. (Quesito n. 309, COA di Reggio Emilia)

Rileva direttamente nella fattispecie la previsione di cui all’art. 1, comma 2 del D.M. n. 70/2016, a mente della quale:
“Il presente regolamento si applica ai tirocini iniziati a partire dalla sua entrata in vigore. Ai tirocini in corso a tale data continua ad applicarsi la normativa previgente, ferma restando la riduzione della durata a diciotto mesi e la facoltà del praticante di avvalersi delle modalità alternative di svolgimento del tirocinio”.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), 21 giugno 2017, n. 47

Il COA di Milano formula quesito in merito alla possibilità che mantenga l’iscrizione nell’albo un avvocato italiano iscritto all’A.I.R.E. che, pur conservando il domicilio fiscale in Italia, sia titolare di posizione fiscale all’estero, dove vive e lavora, e non possegga una partita I.V.A. italiana. (Quesito n. 306, COA di Milano)

Rileva nella specie l’art. 7, comma 5, della legge n. 247/12, a mente del quale “gli avvocati italiani, che esercitano la professione all’estero e che ivi hanno la loro residenza, mantengono l’iscrizione nell’albo del circondario del tribunale ove avevano l’ultimo domicilio in Italia. Resta fermo per gli avvocati di cui al presente comma l’obbligo del contributo annuale per l’iscrizione all’albo”.
Al quesito può, pertanto, darsi risposta positiva.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), 21 giugno 2017, n. 44

Il COA di Asti chiede di sapere se, ai fini del computo dei due anni di iscrizione nell’elenco degli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato possano cumularsi diversi periodi di iscrizione, seppur non continuativi. (Quesito n. 293, COA di Asti)

La risposta al quesito è affermativa, non ostando alla cumulabilità dei periodi né il dato normativo (art. 81 del D.P.R. n. 115/02) né apprezzabili esigenze di carattere sistematico o afferenti alla protezione degli interessi coinvolti. D’altro canto, la continuità di iscrizione non è richiesta, ad esempio, per maturare l’anzianità necessaria al fine dell’iscrizione nell’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori (cfr. parere 114/15); al contrario, il riferimento al requisito della continuatività, ove richiesto, è espressamente previsto, come dimostrano ad esempio le Linee guida nazionali interpretative in materia di difese d’ufficio, approvate dal Consiglio nazionale forense il 30 novembre 2016 (cfr. art. 1, par. 5).

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), 24 maggio 2017, n. 40

Il COA di Roma chiede di sapere se possa procedersi alla cancellazione dall’Albo di un iscritto che, pur ancora soggetto a procedimento disciplinare dinanzi al locale Consiglio distrettuale di disciplina, abbia ottenuto per il medesimo fatto sentenza di assoluzione da parte del Tribunale penale. (Quesito n. 273, COA di Roma)

Ritiene la Commissione che dispieghi piena efficacia, nella specie, il divieto di cancellazione in pendenza di procedimento disciplinare, ribadito dall’art. 57 della legge n. 247/12. Permane infatti, pure a seguito della sentenza di assoluzione in sede penale, l’interesse del CDD ad accertare la rilevanza disciplinare delle condotte che, come insegna la giurisprudenza di questo Consiglio, non è esclusa per il sol fatto dell’intervenuta assoluzione in sede penale. Se è infatti pacifico che “la sentenza penale irrevocabile ha efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare quanto all’accertamento del fatto, alla eventuale sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso” (così, tra le molte, CNF, sent. n. 72/14), solo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto” esclude la responsabilità disciplinare; anche in questo caso, tuttavia, è pur sempre necessario che l’insussistenza della responsabilità venga dichiarata dall’organo procedente. Nelle altre ipotesi, come noto, resta nella competenza dell’organo disciplinare “verificare se il comportamento accertato sia disciplinarmente sanzionabile” (così CNF n. 80/2013).

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), 24 maggio 2017, n. 35

La prova dell’illecito deontologico mediante registrazione fonografica

Le registrazioni fonografiche, di cui all’art. 2712 cod. civ., assurgono a fonti di prova in sede disciplinare a meno che la parte contro la quale le registrazioni stesse sono prodotte, non contesti i fatti in modo chiaro, circostanziato ed esplicito, allegando altresì elementi oggettivamente rilevanti, che attestino la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 9 settembre 2017, n. 119

La mancanza della data e del nome del relatore non comporta la nullità della decisione del Consiglio territoriale

La mancanza della data e del nome del relatore non comporta la nullità della decisione del Consiglio territoriale, in assenza di una espressa previsione normativa, necessaria in base al principio di tassatività.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 9 settembre 2017, n. 119

In dubio pro reo: il principio di presunzione di non colpevolezza vale anche in sede disciplinare

Il procedimento disciplinare è di natura accusatoria, sicché va accolto il ricorso avverso la decisione del Consiglio territoriale allorquando la prova della violazione deontologica non si possa ritenere sufficientemente raggiunta, per mancanza di prove certe o per contraddittorietà delle stesse, giacché l’insufficienza di prova su un fatto induce a ritenere fondato un ragionevole dubbio sulla sussistenza della responsabilità dell’incolpato, che pertanto va prosciolto dall’addebito, in quanto per l’irrogazione della sanzione disciplinare non incombe all’incolpato l’onere di dimostrare la propria innocenza né di contestare espressamente le contestazioni rivoltegli, ma al Consiglio territoriale di verificare in modo approfondito la sussistenza e l’addebitabilità dell’illecito deontologico.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Broccardo), sentenza del 9 settembre 2017, n. 118

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 9 settembre 2017, n. 119

Avvocati stabiliti: la Procura Generale può impugnare la delibera di dispensa dalla prova attitudinale

Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte D’Appello è attivamente legittimato ad impugnare la delibera con la quale il Consiglio territoriale abbia pronunciato la dispensa dalla prova attitudinale per l’avvocato stabilito, ai sensi dell’art. 13, comma 4, quarto periodo, D. Lgs. n. 96/2001, avente carattere di norma speciale.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 10 maggio 2017, n. 59

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 10 maggio 2017, n. 60