Il COA di Massa Carrara formula quesito in merito alla sussistenza dell’obbligo formativo in capo all’Avvocato che, iscritto nell’Albo tenuto dal medesimo COA, sia altresì iscritto nell’Albo degli Avvocati di Lussemburgo ed ivi svolga esclusivamente la propria attività.

A mente dell’art. 11, comma 1, della legge n. 247/12, l’obbligo di curare “il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale” è posto in capo ad ogni avvocato, per il solo fatto dell’iscrizione nell’Albo (come reso esplicito dall’art. 6, comma 2, del Regolamento CNF n. 6/2014). Le esenzioni dall’obbligo sono tassativamente previste dal comma 2 del medesimo articolo, a favore degli avvocati sospesi di diritto ai sensi dell’art. 20, comma 1, della medesima legge; degli avvocati iscritti da più di venticinque anni o che abbiano compiuto il sessantesimo anno di età; degli avvocati componenti di organi con funzioni legislative e del Parlamento europeo; dei docenti e ricercatori confermati in materie giuridiche.
A queste categorie, l’art. 15, comma 2, lett. c) del Regolamento CNF n. 6/2014 aggiunge l’iscritto che abbia trasferito la propria attività all’estero, precisando tuttavia che quest’ultimo può chiedere al COA di appartenenza di essere esonerato dall’obbligo: il COA deciderà sulla base della documentazione prodotta ai sensi del comma 3 del medesimo articolo, delimitando la portata dell’esonero, “anche in proporzione al contenuto ed alle modalità dell’impedimento” (così il comma 4 del medesimo articolo). Spetta pertanto al COA, ove abbia ricevuto apposita domanda da parte dell’interessato, verificare la portata dell’impedimento, sì da calibrare di conseguenza la portata dell’esonero.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), parere del 17 gennaio 2018, n. 2

Procedimento disciplinare (di primo grado) e ragionevole durata del processo

Il procedimento disciplinare avanti al Consiglio territoriale ha natura amministrativa, sicché non si applica l’art. 111 Cost. (con i correlati enunciati principi del giusto processo e della sua ragionevole durata, pertinenti alle sole attività giurisdizionali), bensì l’art. 97 Cost., secondo il quale vanno assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Caia), sentenza del 24 aprile 2018, n. 33

NOTA:
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Sica), sentenza del 29 luglio 2016, n. 287, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Picchioni), sentenza del 13 dicembre 2014, n. 186, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Picchioni), sentenza del 10 novembre 2014, n. 152, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Picchioni), sentenza del 10 novembre 2014, n. 147, nonché Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Mascherin), sentenza del 21 aprile 2011, n. 76 e Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Tirale, rel. Stefenelli), sentenza del 10 novembre 2005, n. 130, le quali hanno altresì escluso che al procedimento disciplinare si applichi l’art. 2 L. 241/1990 sulla durata del procedimento amministrativo, “giacché la mancata previsione di un termine finale del procedimento disciplinare è coessenziale al fatto che esso debba avere una durata sufficiente per consentire all’incolpato di sviluppare compiutamente la propria difesa“.

Il procedimento amministrativo avanti al Consiglio territoriale non ha un termine (minimo o) massimo di durata a pena di nullità

Il procedimento amministrativo avanti al Consiglio territoriale risulta regolato dalla normativa specifica di cui alla Legge Professionale, per cui ad esso non si applica l’art. 2 L. 241/1990 sulla durata del procedimento amministrativo, giacché la mancata previsione di un termine finale del procedimento disciplinare è coessenziale al fatto che esso debba avere una durata sufficiente per consentire all’incolpato di sviluppare compiutamente la propria difesa, senza che possano sussistere dubbi sulla manifesta infondatezza della eccezione di incostituzionalità ex art. 3 Cost. del procedimento disciplinare forense che non prevede un termine massimo di durata rispetto a quello accordato agli impiegati civili e militari per i quali l’azione disciplinare è assoggettata a termine, pena l’estinzione; infatti, quest’ultima normativa si ricollega a peculiari esigenze del rapporto di pubblico impiego non presenti nell’ambito dell’attività del libero professionista (Nel caso di specie, il ricorrente aveva eccepito la nullità del procedimento disciplinare per la sua mancata conclusione nel termine di 90 giorni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rigettato l’eccezione).

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Caia), sentenza del 24 aprile 2018, n. 33

NOTA:
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Del Paggio), sentenza del 7 maggio 2013, n. 67, Cons. Naz. Forense, Pres. f.f. Perfetti – Rel. Mascherin, 21 aprile 2011, n. 76; Cons. Naz. Forense, Pres. f.f. Tirale – Rel. Stefenelli, 10 novembre 2005, n. 130.
Alle medesime conclusioni pervengono Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Borsacchi), sentenza del 29 novembre 2012, n. 174; Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. D’Innella), sentenza del 23 dicembre 2009, n. 216, nonché Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Mascherin), decisione del 21 aprile 2011, n. 76.
Sulla mancanza anche di un termine di durata minima, cfr. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Secchieri), sentenza del 24 novembre 2017, n. 186.
In arg. cfr. infine Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Tirale, rel. Stefenelli), sentenza del 10 novembre 2005, n. 130, secondo cui “Il mancato rispetto del termine di cui all’art. 2, co. 3, L. n. 241/1990 (quand’anche ritenuto applicabile al procedimento disciplinare nella fase amministrativa dinanzi al Consiglio territoriale) per la conclusione dei procedimenti amministrativi non è idoneo a determinare l’illegittimità del provvedimento, trattandosi di termine acceleratorio per la definizione del procedimento ed atteso che la legge non contiene alcuna prescrizione circa la sua eventuale perentorietà né circa la decadenza della potestà amministrativa né circa l’illegittimità del provvedimento adottato”.
A quest’ultimo proposito, cfr. ora l’art. 56, co. 3, L. n. 247/2012 sul termine massimo di prescrizione dell’azione disciplinare.

Nemo tenetur se detegere: la mancata risposta alla richiesta di chiarimenti da parte del Consiglio territoriale

Non costituisce (più) illecito disciplinare sanzionato dal secondo capoverso dell’art. 24 del codice deontologico forense (ora art. 71 ncdf) la mancata risposta dell’avvocato alla richiesta del Consiglio territoriale di chiarimenti, notizie, o adempimenti in relazione ad un esposto presentato, per fatti disciplinarmente rilevanti, nei confronti dello stesso iscritto

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Caia), sentenza del 24 aprile 2018, n. 33

Domanda di iscrizione all’Albo speciale dei “cassazionisti”: l’impugnazione del silenzio e del provvedimento di accoglimento o rigetto

Il Comitato per la tenuta dell’Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti decide sull’iscrizione all’Albo Speciale dei Patrocinanti innanzi alla Suprema Corte di Cassazione ed altre Giurisdizioni Superiori entro 90 giorni dal deposito della relativa istanza: il silenzio sulla domanda può essere impugnato con ricorso al CNF entro dieci giorni dalla scadenza del termine per provvedere, a pena di inammissibilità; la decisione sulla domanda può essere impugnata dall’interessato e dal Pubblico Ministero con ricorso al CNF da proporsi entro trenta giorni dalla relativa comunicazione, a pena di inammissibilità (Nel caso di specie, il ricorrente aveva impugnato il silenzio dopo 87 giorni dal deposito della domanda, cioè prima del decorso del termine per provvedere in merito alla stessa. In applicazione del principio di cui in massima, il ricorso è stato dichiarato inammissibile).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Caia), sentenza del 12 aprile 2018, n. 30

L’inadempimento al mandato professionale (e le false rassicurazioni al cliente)

Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione doveri di probità, dignità e decoro (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che, dopo aver accettato incarichi difensivi ed aver ricevuto dal cliente somme a titolo di anticipi sulle relative competenze, abbia omesso di dare esecuzione al mandato professionale ed abbia fornito all’assistito, a seguito delle sue ripetute richieste, false indicazioni circa lo stato delle cause.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Caia), sentenza del 19 marzo 2018, n. 7

Il COA di Trapani formula quesito in merito alla possibilità di disporre la cancellazione dell’iscritto che – già sospeso a tempo indeterminato per il mancato pagamento dei contributi annuali dovuti al COA – non intenda sanare la propria posizione debitoria.

La risposta è resa nei seguenti termini.
Ai sensi dell’art. 29, comma 6, della legge n. 247/12, l’iscritto moroso rispetto al pagamento del contributo annuale dovuto al COA è sospeso a tempo indeterminato con provvedimento non avente natura disciplinare.
L’espressa esclusione della natura disciplinare del provvedimento di sospensione determina l’inoperatività nella fattispecie de qua del generale divieto di cancellazione in pendenza di procedimento disciplinare, di cui all’art. 17, comma 16 della legge n. 247/12.
Ne consegue che il COA potrà pronunciare la cancellazione dell’iscritto che ne faccia istanza ai sensi dell’art. 17, comma 9 della medesima legge, ovviamente riservandosi di rivalersi in sede civile per le obbligazioni non adempiute fino alla data della cancellazione. Diversamente è a dirsi per il caso di cancellazione d’ufficio: tra le cause, tassative, in cui è ammessa la cancellazione d’ufficio, non è infatti prevista l’ipotesi di mancato pagamento dei contributi.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), parere 22 novembre 2017, n. 90

Il COA di Oristano formula quesito in merito alla sussistenza di conflitto di interessi per il caso in cui l’avvocato, difensore degli interessi di alcuni distretti di una ASL in giudizio, in distinti giudizi difenda interessi di soggetti privati avverso ulteriori distretti della medesima ASL.

Premette il COA che il sistema sardo delle aziende sanitarie locali – già articolato in distinte ASL corrispondenti a diversi territori – è ora articolato in unica ASL, suddivisa in distretti.
Trattasi, pertanto, di soggetto giuridico unico – la ASL – suddivisa in articolazioni territoriali. Ne consegue che, ove l’avvocato abbia assunto la veste di difensore in giudizio in uno o più distretti, non possa – seppure in distinti giudizi – difendere parti private avverso i medesimi o diversi distretti, in quanto – appunto – tutti i distretti fanno capo al medesimo soggetto giuridico.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), parere 22 novembre 2017, n. 89

Il COA di Savona formula quesito in merito alla possibilità, per l’avvocato stabilito, di agire di intesa con più avvocati.

Questa Commissione ha già chiarito (pareri 31/2012, 53/2013 e 68/2014) come non vi sia obbligo alcuno per l’abogado che intenda iscriversi alla sezione speciale degli Avvocati Stabiliti di allegare in via preventiva una dichiarazione di intesa con un avvocato italiano, ma che tale dichiarazione deve essere allegata di volta in volta per la singola controversia trattata dall’avvocato stabilito in sede giudiziale.
Ne consegue che ben potrà l’avvocato stabilito agire di volta in volta d’intesa con un diverso collega italiano, fermo restando il rispetto delle condizioni poste dalla legge, ed in particolare dall’art. 8 del D. Lgs. n. 96/2001, che prescrive che la dichiarazione di intesa debba essere formata e depositata anteriormente alla costituzione in giudizio della parte rappresentata, ovvero al primo atto di difesa dell’assistito.

Consiglio nazionale forense (rel. Caia), parere 18 gennaio 2017, n. 10

Decisione disciplinare: necessaria (e sufficiente) la firma del Presidente e del Segretario che hanno partecipato alla seduta in cui la deliberazione è stata adottata

Le decisioni disciplinari devono essere sottoscritte dal presidente e dal segretario che hanno partecipato alla seduta di deliberazione, la cui data risulta nel corpo della decisione. Pertanto deve essere dichiarata nulla la decisione che non soddisfi tale prescrizione (Nel caso di specie, la decisione disciplinare impugnata era stata sottoscritta dal solo presidente e non pure dal segretario. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Caia), sentenza del 10 ottobre 2017, n. 141