Gestione di denaro altrui: l’illecito trattenimento del denaro ricevuto dal cliente al fine di consegnarlo a controparte

L’avvocato deve gestire con diligenza il denaro ricevuto dalla parte assistita o da terzi nell’adempimento dell’incarico professionale (art. 30 ncdf, già art. 41 codice previgente), sicché integra illecito disciplinare la condotta dell’avvocato che trattenga per sé il denaro ricevuto dal cliente al fine di consegnarlo a controparte (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di anni uno).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Allorio), sentenza del 19 marzo 2018, n. 4

L’inadempimento al mandato professionale per tardiva costituzione in giudizio

Integra inadempimento deontologicamente rilevante al mandato (art. 26 ncdf già art. 38 cdf) e violazione del dovere di diligenza (art. 9 ncdf, già artt. 5 e 8 cdf) la condotta dell’avvocato che proponga opposizione a decreto ingiuntivo assegnando al convenuto opposto un termine a comparire inferiore a novanta giorni, ma ometta di costituirsi nel termine dimezzato di cinque giorni, con conseguente improcedibilità dell’opposizione stessa.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Allorio), sentenza del 19 marzo 2018, n. 4

Il COA di Palermo chiede se possa il Consiglio revocare in sede d’autotutela la propria deliberazione di cancellazione di un iscritto dall’Albo per incompatibilità, assunta nonostante la pendenza di un procedimento disciplinare in violazione dell’art.37 del RDL n. 1578/1933 (per i procedimenti pendenti fino al 31 dicembre 2014) e degli artt. 17, co.16 e 57 Legge n. 247/2012 (per i procedimenti pendenti successivamente al 31 dicembre 2014).

In risposta al quesito posto ritiene la Commissione che al quesito possa darsi risposta positiva.
Infatti, il provvedimento di un Consiglio dell’Ordine che deliberasse la cancellazione dall’Albo di un iscritto in pendenza di un procedimento disciplinare a suo carico sarebbe assunto in violazione dell’art. 37 del RDL n. 1578/1933 (per i procedimenti pendenti fino al 31 dicembre 2014) e degli artt. 17, co. 16 e 57 Legge n. 247/2012 (per i procedimenti pendenti successivamente al 31 dicembre 2014). Ben potrà pertanto il COA procedere all’annullamento in autotutela di detto provvedimento.
In mancanza di annullamento in autotutela (o di impugnazione in sede giurisdizionale nei termini), peraltro, la deliberazione di cancellazione diviene definitiva: conseguendone il venir meno della potestà disciplinare del CDD nei confronti di chi non sia più iscritto nell’Albo degli Avvocati.

Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), parere 18 gennaio 2017, n. 6

Il COA di Roma pone un quesito riguardante l’interpretazione del combinato disposto dell’art. 41, co.6, lett. b) e co.7 della legge n. 247/2012 e del sopravvenuto art. 73, comma 11 bis, secondo periodo del D.L. n. 69/2013 (come modificato da ultimo dall’art. 50 del DL n. 90/2014), con riferimento alla possibilità di svolgere l’intero periodo di tirocinio professionale presso l’Avvocatura dello Stato.

In risposta al quesito posto, dopo ampia discussione, ritiene la Commissione di non doversi discostare dai pareri a suo tempo resi in argomento (n. 100 del 21 ottobre 2015 e n. 82 del 13 luglio 2016), nei quali si era osservato che il comma 11 bis dell’art. 73 del D.L. n. 69/13 (introdotto dall’art. 50 del DL n. 90/14) dispiegasse i suoi effetti anche sull’interpretazione del rapporto tra il comma 6, lett. b) e il comma 7 dell’art. 41 della legge n. 247/2012, nella misura in cui esso contempla espressamente la possibilità di svolgere il tirocinio professionale per 18 mesi presso l’Avvocatura dello Stato.
Al di là comunque del sopravvenire del D.L. n. 90/2014, si deve in primo luogo osservare che la stessa legge n. 247/2012 all’art. 41, comma 7, considera, al fine dello svolgimento della pratica forense, il tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato in modo equivalente al tirocinio presso un avvocato iscritto all’Ordine, prescrivendo che chi abbia svolto per dodici mesi il tirocinio in uno dei modi alternativi previsti dalla legge possa ottenere il certificato di compiuta pratica svolgendo ulteriori sei mesi di tirocinio o presso un avvocato iscritto all’Ordine o presso l’Avvocatura dello Stato.
L’alternatività e l’obbligatorietà dello svolgimento del semestre di pratica presso un Avvocato del libero Foro o presso l’Avvocatura dello Stato per il completamento dei 18 mesi di pratica, mettono su di un piano di parità entrambe tali modalità di svolgimento del tirocinio forense. Interpretando diversamente il combinato disposto dei commi 6 e 7 dell’art. 41 si giungerebbe alla paradossale conclusione di riconoscere, ad esempio, i 18 mesi di pratica forense a coloro che abbiano svolto un tirocinio di 12 mesi presso un ufficio giudiziario e di 6 mesi presso l’Avvocatura dello Stato e a negare tale riconoscimento a coloro che abbiano svolto il tirocinio per 18 mesi interamente presso l’Avvocatura dello Stato.

Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), parere 18 gennaio 2017, n. 5

La Questura di Grosseto formula un quesito in ordine all’incompatibilità tra l’esercizio della professione forense e la sottoposizione ad una misura di prevenzione ordinaria o straordinaria e al destinatario di comunicazioni relative alla stessa applicazione delle misure in questione.

In risposta ai quesiti posti, dopo ampia e approfondita discussione, ritiene la Commissione di doversi pronunciare in relazione agli stessi nel modo seguente.
La sottoposizione dell’Avvocato a misure di prevenzione ordinarie o straordinarie, che possono rilevare ai fini dell’iscrizione (o della permanenza) nell’Albo ai sensi dell’art. 17, n.1, lett. f della Legge n.247/2012, che pone tra i requisiti delle stesse il “non essere sottoposto ad esecuzione di pene detentive, misure cautelari o interdittive”, deve dall’Autorità Amministrativa essere comunicata al Consiglio dell’Ordine presso cui l’Avvocato è iscritto, competente per la tenuta dell’Albo: il quale a sua volta dovrà trasmettere la comunicazione al Consiglio di Disciplina del Distretto, per le determinazioni a questo spettanti.

Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), parere 18 gennaio 2017, n. 3

Il CDD di Roma chiede se rimanga in essere la propria potestà disciplinare nei confronti di un iscritto ad Ordine del Distretto nei cui confronti il Consiglio dell’Ordine abbia deliberato la cancellazione dall’Albo per incompatibilità nonostante la pendenza di un procedimento disciplinare.

In risposta al quesito posto, dopo ampia discussione, ritiene la Commissione di doversi pronunciare nel modo seguente.
Si deve premettere che il provvedimento di un Consiglio dell’Ordine che deliberasse la cancellazione dall’Albo di un iscritto in pendenza di un procedimento disciplinare a suo carico sarebbe assunto in violazione dell’art. 37 del RDL n. 1578/1933 (per i procedimenti pendenti fino al 31 dicembre 2014) e degli artt. 17, co. 16 e 57 Legge n. 247/2012 (per i procedimenti pendenti successivamente al 31 dicembre 2014): e che tale provvedimento potrebbe essere annullato in via di autotutela dallo stesso Consiglio dell’Ordine o impugnato per il suo annullamento davanti al Consiglio Nazionale Forense solo dal professionista cancellato o dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello del Distretto in cui l’Ordine ha sede. In mancanza di annullamento, la deliberazione di cancellazione diviene definitiva: conseguendone il venir meno della potestà disciplinare del CDD nei confronti di chi non sia più iscritto nell’Albo degli Avvocati.

Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), parere 18 gennaio 2017, n. 2

Il COA di Pesaro chiede se un Avvocato, per la conservazione di fatture elettroniche, debba sempre e comunque affidarsi ad una società di gestione e conservazione delle fatture elettroniche, che dia seguito agli obblighi previsti dalla legge; o se, in alternativa, egli possa custodire la documentazione presso un commercialista o presso il proprio Studio. Il COA chiede inoltre chi sia tenuto a dare comunicazione all’Agenzia delle Entrate del luogo dove le scritture contabili siano conservate, trasmettendo altresì i dati relativi a denominazione, indirizzo, codice fiscale e Partita IVA.

In risposta al quesito posto, dopo ampia discussione, ritiene la Commissione di doversi pronunciare in primo luogo nel senso che l’Avvocato possa conservare le proprie scritture contabili relative alla fatturazione elettronica sia presso il proprio Studio (dotandosi di appositi mezzi per la loro conservazione elettronica), sia presso altri soggetti che ne abbiano la capacità tecnica, siano essi commercialisti o società di gestione e conservazione.
Quanto alle comunicazioni previste dalla legge, ad esse sono obbligati sia l’Avvocato contribuente, sia il soggetto terzo affidatario delle scritture contabili, nel caso che l’Avvocato a questo abbia fatto ricorso per la conservazione delle scritture medesime.

Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), parere 18 gennaio 2017, n. 1

Ne bis in idem e decisioni in rito

Si verifica un “bis in idem” qualora la stessa condotta sia già stata in precedenza valutata nel merito e, pertanto, si sia consumato il potere disciplinare e si sia formato un giudicato. Conseguentemente, l’annullamento in rito (nella specie, per motivi formali) della decisione disciplinare del Consiglio territoriale che abbia irrogato la sanzione disciplinare, non si traduce in una preclusione comportante l’impossibilità di riesaminare i fatti posti a fondamento degli addebiti e, quindi, una consumazione del potere disciplinare, poiché il giudicato si riferisce al solo accertamento della nullità, la quale non si propaga agli atti precedenti a quello dichiarato invalido.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Allorio), sentenza del 14 dicembre 2017, n. 205

NOTA:
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Florio), sentenza del 24 settembre 2015, n. 146.

Sospensione dall’esercizio della professione: il “periodo presofferto” in sede cautelare va computato nel periodo di espiazione della sanzione disciplinare

La sospensione cautelare, già sofferta, deve essere computata nel periodo di espiazione della sospensione disciplinare, e ciò in applicazione del principio della fungibilità della pena ex art. 657 c.p.p.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Allorio), sentenza del 14 dicembre 2017, n. 205

NOTA:
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. De Michele), sentenza del 6 novembre 2017, n. 162, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 12 luglio 2016, n. 180 nonché Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Picchioni), sentenza del 10 novembre 2014, n. 147.

La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) fa stato in sede disciplinare come se fosse una sentenza di condanna

La sentenza di patteggiamento ex artt. 444 e 445, comma 1 c.p.p. è destinata a fare stato ai sensi dell’art. 653, comma 1 bis c.p.p., nel giudizio disciplinare per quanto attiene all’accertamento del fatto, alla sua estrinsecazione soggettiva ed oggettiva, nonché alla responsabilità dell’incolpato in ordine alla sua commissione, sicché al sindacato del Giudice disciplinare è esclusivamente rimessa la valutazione – ontologicamente propria della sede disciplinare – del disvalore della condotta dal punto di vista dell’ordinamento professionale.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Allorio), sentenza del 14 dicembre 2017, n. 205