Impugnazione al CNF: la procura alle liti su foglio separato o rilasciata successivamente alla proposizione del ricorso

Nel giudizio dinanzi al CNF, l’incolpato può difendersi personalmente, purché iscritto nell’albo professionale ed in possesso dello ius postulandi, ovvero farsi assistere da altro avvocato, purché iscritto all’albo dei patrocinanti davanti alle Giurisdizioni Superiori e munito di procura speciale, che in quanto tale deve essere successiva alla decisione territoriale impugnata. Non è invece necessario, ai fini dell’ammissibilità dell’impugnazione, che la procura stessa sia antecedente alla proposizione del ricorso (operando la sanatoria e/o ratifica ex art. 182, co. 2, cpc), né che sia materialmente congiunta all’atto cui acceda (potendosi accertare aliunde una ragionevole certezza in ordine alla provenienza dalla parte del potere di rappresentanza ed alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui trattasi). (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha accolto il ricorso proposto avverso Consiglio Nazionale Forense sentenza n. 212/2016, che aveva pronunciato l’inammissibilità dell’impugnazione poiché la “nomina a difensore di fiducia” era un mero allegato documentale al ricorso).

Corte di Cassazione (pres. Canzio, rel. D’Ascola), SS.UU, sentenza n. 26338 del 7 novembre 2017

Impugnazione al CNF e procura alle liti: la sanatoria e/o ratifica ex art. 182 cpc non si applica al ricorso proposto in proprio

L’art. 182, comma secondo, cod. proc. civ., nel testo modificato dall’art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69, non è applicabile nel caso in cui il ricorso dinanzi al Consiglio Nazionale Forense sia presentato personalmente dall’avvocato non iscritto all’albo o sospeso dall’esercizio della professione, perché si tratta di ricorrente privo dello ius postulandi.

Corte di Cassazione (pres. Canzio, rel. Barreca), SS.UU, sentenza n. 10414 del 27 aprile 2017

Ricorso al CNF e jus postulandi

E’ inammissibile il ricorso avverso la decisione con cui il COA abbia rigettato l’istanza d’iscrizione all’Albo degli avvocati sottoscritto personalmente ed esclusivamente dal ricorrente privo dello jus postulandi non assistito da un legale abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, a nulla rilevando il successivo deposito in giudizio di procura speciale conferita ad avvocato cassazionista, la quale è infatti priva di efficacia (art. 83, co 3, cpc) in quanto rilasciata su foglio separato non congiunto materialmente all’atto cui si riferisce, e non operando, in ogni caso, il principio secondo cui il rilascio della procura può avvenire in data posteriore alla notificazione dell’atto purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (art. 125, co 2, c.p.c.), trattandosi nella specie di mandato speciale (art. 125 co. 3, c.p.c.).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 10 giugno 2014, n. 90

NOTA:
In senso conforme, tra le altre, CNF 15.12.2001, n. 18; 9.9.2011, n. 135; 18.7.2011, n. 118; 27.6.2011, n. 88.

Ricorso al CNF e jus postulandi

La norma generale dell’art. 86 c.p.c. (secondo cui la parte, se in possesso dei requisiti necessari per esercitare l’ufficio di difensore presso il giudice adito, può stare in giudizio personalmente, senza il ministero di altro difensore) va correlata con le norme speciali previste dall’ordinamento forense e, in particolare, con gli artt. 1, 7 e 33 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578 e con l’art. 60 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37, di talché non è consentito a chiunque svolgere difese e assumere patrocinio davanti al Consiglio nazionale forense, bensì soltanto ai soggetti cui la legge professionale attribuisce il relativo potere in relazione alle qualità personali che abbiano giustificato in precedenza l’iscrizione nell’albo, soltanto eccezionalmente il ricorso al C.N.F. essendo consentito al professionista non iscritto all’albo speciale, a condizione, tuttavia, che egli sia iscritto nell’albo ordinario, con (eventuale) assistenza di un avvocato iscritto nell’albo speciale.

Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Del Paggio), sentenza del 3 settembre 2013, n. 153

L’autentica di firma apocrifa

Commette illecito disciplinare l’avvocato che, non essendosi personalmente occupato della raccolta della sottoscrizione del cliente, ne autentichi comunque la firma poi rivelatasi apocrifa (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, anche in considerazione della difficile condizione psicologica dell’incolpato dovuta alle sue gravi condizioni di salute, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi due).

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pasqualin), sentenza del 3 luglio 2013, n. 97

Quesito n. 127: Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ha richiesto un parere sulle ricadute in termini deontologici del conferimento al procuratore costituito di poteri “esondanti” dalla funzione difensiva e dalla configurazione tipica della procura ad litem, inserendo gli stessi nella predetta procura. In particolare, il Consiglio chiede parere “in ordine all’ammissibilità, sotto il profilo deontologico, dell’attribuzione al difensore di poteri per certi versi esondanti dalla funzione difensiva stricto sensu e dalla configurazione tipica del mandato ad litem, quali quelli di procedere alla definizione di transazioni con la controparte, al rilascio di quietanze, alla rinuncia agli atti del giudizio e, addirittura, all’adozione di iniziative rimesse alla esclusiva disponibilità delle parti quali, ad esempio, la proposizione di querela di falso ed il disconoscimento di sottoscrizioni”.

Va logicamente premesso che nell’ambito del processo civile, salvo alcune eccezioni in cui la parte può stare in giudizio personalmente, è imposto a colui che propone la domanda o intende resistervi, di stare in giudizio con il ministero di un difensore, munito di procura alle liti, regolarmente iscritto all’Albo, così come previsto dall’art. 83 cpc.
Il conferimento della procura a stare in giudizio attribuisce poi al difensore il potere di compiere tutti gli atti necessari nell’interesse della parte rappresentata, senza, tuttavia, consentirgli di compiere atti che importino disposizione del diritto controverso se non ne ha ricevuto espressamente il potere.
Pertanto, come osservato in dottrina (cfr. Mandrioli), detta procura si connota rispetto alla rappresentanza vera e propria per una maggiore autonomia rispetto alle scelte tecnico-giuridiche e per l’assenza di totale autonomia in relazione alle scelte dispositive del diritto in contestazione.
Venendo ora alla problematica sollevata dal COA richiedente, appare opportuno definire – con l’ovvia ampiezza di ragionamento che ne risulta necessitata – quali siano i poteri tipici del procuratore ad litem e quali gli esondanti.
In relazione a tanto, sarà sufficiente osservare che il procuratore ha tutti i poteri di gestione della lite che non siano attribuiti dalla legge alla parte; di norma nell’ambito del grado del giudizio.
E così sono stati ritenuti rientrare nei poteri del difensore quello di rinunciare ad un capo della domanda, configurandosi tale rinuncia come una modifica della stessa e quindi rientrante nella discrezionalità tecnica che spetta al procuratore nella conduzione della lite.
Allo stesso modo rientrano nei poteri del procuratore la proposizione di domande riconvenzionali, la chiamata in causa di terzi. Ogni altro potere, eventualmente conferito, siccome non previsto o riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 84 c.p.c., deve considerarsi esondante rispetto all’ambito proprio della procura alle liti. Difatti, altre fattispecie richiedono espressamente poteri specificamente attribuiti: la rinuncia agli atti del giudizio, pur non determinando in sé rinuncia alla azione, viene dal c.p.c. riservata alla parte o ad un procuratore speciale, come pure la querela di falso.
Bisogna quindi osservare che non esistono impedimenti normativi al cumulo nella stessa persona dei poteri processuali connessi alla rappresentanza in giudizio e di poteri di disposizione del diritto controverso, aventi natura sostanziale, ex art. 84 c.p.c.
Pertanto, la procura prevista dall’art. 84 c.p.c. non può costituire la sede per conferire poteri diversi da quelli ivi disciplinati: questi, diversamente, potranno essere conferiti con la procura prevista dall’art. 1392 c.c.
La previsione nel corpo della procura ex art. 84 c.p.c. di poteri ultronei realizza una attribuzione invalida ex art. 1392 c.p.c., atteso anche il rilievo del requisito della forma ad substantiam.
Sul piano deontologico, la predisposizione di un atto (in parte qua) invalido può implicare responsabilità disciplinare, che andrà apprezzata avuto riguardo alle concrete circostanze del caso, considerati anche i precetti di cui agli artt. 12, 36 e 40 del Codice Deontologico Forense.

Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Piacci), parere 11 luglio 2012, n. 46

Inammissibile il ricorso al CNF o in Cassazione proposto in proprio dal praticante avvocato

È inammissibile il ricorso, proposto personalmente dal praticante avvocato al Consiglio nazionale forense, col quale si censura il provvedimento, emesso dal Consiglio dell’ordine territoriale, di cancellazione dal registro speciale dei praticanti a causa dell’interruzione ultrasemestrale della pratica; analogamente a quanto disposto in tema di procedimento disciplinare, infatti, la possibilità di proporre ricorso al Consiglio nazionale forense o alle Sezioni Unite della Corte di cassazione da parte di soggetto non iscritto all’albo dei patrocinanti davanti alle giurisdizioni superiori presuppone pur sempre che si tratti di soggetto iscritto almeno all’albo degli avvocati, poiché, in mancanza di tale condizione, il ricorrente è privo dello “ius postulandi” indispensabile per stare in giudizio di persona. (Rigetta, Cons. Naz. Forense Roma, 22/09/2010)

Cassazione Civile, sez. Unite, 07 novembre 2011, n. 23022- Pres. VITTORIA Paolo- Est. TIRELLI Francesco- P.M. GAMBARDELLA Vincenzo

Incompatibilità professionale e attività compiute medio tempore dall’avvocato

Sulla validità dell’atto posto in essere dal difensore, iscritto all’albo e munito di procura, non incidono eventuali situazioni di incompatibilità con l’esercizio della professione, quali quelle discendenti dalla qualità di pubblico dipendente, che, sanzionabili sul piano disciplinare, non privano della legittimazione alla professione medesima, fino a che persista detta iscrizione. (Fattispecie relativa alla sottoscrizione dell’atto di appello da parte di un difensore, dipendente delle Ferrovie dello Stato – la cui immissione nell’Ufficio Affari Legali aveva mantenuto i suoi effetti pur dopo la trasformazione dell’Ente Ferrovie dello Stato in società per azioni – e successivamente iscritto, senza contestazioni, nell’albo speciale di un Consiglio dell’ordine degli Avvocati).

Cassazione Civile, sentenza del 11 marzo 2004, n. 05035, sez. U- Pres. Giustiniani V- Rel. Evangelista SM- P.M. Iannelli D (Conf.)