Il C.D.D. di Milano, premettendo di aver riscontrato che alcuni C.O.A. del distretto della Corte d’Appello di Milano accolgono le domande di cancellazione anche qualora sia già stato trasmesso al C.D.D. un esposto nei confronti del medesimo richiedente, chiede di conoscere il parere del C.N.F. in ordine all’esatta interpretazione del termine procedimento di cui agli artt. 17 c. 16, 57 e 58 della L. n. 247/2012 e quale sia l’interpretazione conforme alla lettura della Legge.

Il parere, per la parte ammissibile, è reso nei termini che seguono.
L’inequivoco tenore della lettura dell’art. 57 L. n. 247/2012 a norma del quale non può essere deliberata la cancellazione dall’albo “dal giorno dell’invio degli atti al Consiglio Distrettuale di Disciplina” non consente interpretazioni volte a collocare in diverso ambito temporale l’insorgere di tale divieto di cancellazione.
Il momento di apertura del procedimento disciplinare, che è altro e diverso “dal giorno dell’invio degli atti”, viene significativamente collocato dall’art. 59 L. n. 247/2012 in quello in cui viene formulato il capo di incolpazione (comma 1 lett. a) dopo la fase istruttoria-preprocedimentale.
Alla luce di tali considerazioni risulta irrilevante, ed è comunque desumibile dai principi generali, anche processualistici la cui indagine non compete a questa commissione, l’interpretazione del termine di “procedimento” secondo i significati allo stesso attribuiti dalla legge n. 247/2012.

Consiglio nazionale forense (rel. Picchioni), parere 20 settembre 2017, n. 70

L’avvocato non ha l’obbligo deontologico di riscontrare o ricevere comunicazioni di cancelleria eseguite con modalità irrituali

L’avvocato non ha l’obbligo deontologico di riscontrare o ricevere comunicazioni di cancelleria eseguite con modalità irrituali (Nel caso di specie, il professionista era stato sanzionato disciplinarmente in primo grado per non aver assecondato la “preghiera” dell’ufficio di ritrasmettere un messaggio a conferma della ricezione del fax di avviso della conclusione delle indagini ex art. 415 bis c.p.p. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha annullato la sanzione).

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 1° giugno 2017, n. 70

NOTA:
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Caia), sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376.

Le accuse del P.M. non hanno fede privilegiata rispetto alle difese dell’incolpato

Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’esponente -chiunque esso sia- non ha dignità maggiore rispetto all’incolpato, il quale gode della presunzione di “innocenza” al pari di qualsiasi “convenuto” e deve, in ogni caso, essere giudicato per quanto commesso ed accertato e non per la “qualità” di chi ha formulato la doglianza o la segnalazione (Nel caso di specie, il Consiglio territoriale aveva ritenuto che la documentazione dimessa dall’incolpato fosse probatoriamente irrilevante sol perché contrastante con “gli esiti degli accertamenti indicati dalla Procura”).

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 1° giugno 2017, n. 70