Con nota pervenuta il 29 marzo 2011 il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Castrovillari ha richiesto il parere di questo Consiglio Nazionale in merito all’istanza di un professionista – iscritto nell’elenco speciale annesso all’Albo, quale dirigente dell’Unità operativa centrale “Affari generali e legali” di un’Azienda sanitaria provinciale – “diretta ad ottenere il passaggio dal predetto albo speciale all’albo ordinario, sulla base della asserita cessazione di ogni condizione di incompatibilità, in virtù del disposto di cui all’art. 18 Legge 183/2010, avendo egli ottenuto dalla stessa Azienda sanitaria la concessione di un periodo di aspettativa senza assegni per un massimo di dodici mesi a decorrere dal 9 gennaio 2011”. Opina il Consiglio rimettente che l’invocata disposizione legislativa, consentendo il collocamento in aspettativa dei pubblici dipendenti (senza assegni e senza decorrenza dell’anzianità di servizio) per un periodo massimo di dodici mesi “anche per avviare attività professionali ed imprenditoriali”, mentre espressamente deroga (cfr. comma 2) al regime delle incompatibilità dettato dall’art. 53 del d. Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, non sembra, invece, escludere la permanenza dell’incompatibilità – specificamente prescritta dall’art. 3 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 – tra l’esercizio della professione di avvocato e “qualunque impiego o ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle Province, dei Comuni … o in generale di qualsiasi altra amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni”.

Osserva questa Commissione che l’istituto dell’aspettativa contemplato dall’art. 18 della Legge n. 183/2010 comporta la sospensione a termine del rapporto di lavoro pubblico con connesso affievolimento dei doveri del dipendente, anzitutto, per quanto in specie rileva, con riguardo alle incompatibilità tipiche del rapporto stesso di dipendenza; la rimozione temporanea di tali preclusioni consente, in astratto, […]

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Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Arezzo ha posto il seguente quesito: “Se può essere qualificata attività formativa ai sensi del vigente regolamento in tema di formazione permanente dell’avvocato l’esercizio della funzione di Presidente e/o componente del Collegio giudicante di Commissioni tributarie, l’esercizio della funzione di giudice procuratore onorario, il tutto ai fini del riconoscimento di crediti formativi.”. Il Consiglio ha altresì chiesto, in caso di risposta affermativa, che vengano specificati i criteri per la relativa quantificazione dei crediti.

La risposta all’interrogativo anzidetto può discendere dai richiami normativi e dalle considerazioni che seguono. Ai sensi dell’art. 1, comma 4, del Regolamento, “Con l’espressione formazione professionale continua si intende ogni attività di accrescimento ed approfondimento delle conoscenze e delle competenze professionali, nonché il loro aggiornamento mediante partecipazione ad iniziative culturali in campo giuridico e forense.”. […]

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Il quesito (del COA di Bolzano) riguarda la posizione di avvocati che abbiano anche incarichi di insegnamento universitario ovvero siano Parlamentari ed in relazione a tanto se l’esonero di cui all’art. 5 comma 1 del Regolamento C.N.F. del 13 luglio 2007 sia da intendersi totale, ovvero permanga comunque l’obbligo di conseguire i crediti previsti in materia di ordinamento deontologia e previdenza forense; inoltre, se tale eventuale obbligo di conseguimento dei crediti nelle predette materie valga anche per i professori a tempo pieno iscritti nell’Elenco Speciale e per quelli a tempo definito che di fatto non esercitino la professione. Ulteriormente, si chiede di conoscere se l’esonero di cui al predetto art. 5 del Regolamento C.N.F. possa ritenersi applicabile all’avvocato membro di un ramo del Parlamento, ovvero componente di una Commissione Parlamentare, ovvero se le predette attività possano costituire attività formative ed in caso positivo in quale misura.

Va innanzitutto osservato come la lettera dell’art. 5 in tema di esoneri per docenti universitari di prima e seconda fascia, nonché per i ricercatori con incarico di insegnamento sia assolutamente testuale nel prevedere che anche in presenza di detto esonero, rimanga “…fermo l’obbligo di aggiornamento in materia deontologica, previdenziale e di ordinamento professionale”. Pertanto, al […]

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Il quesito (del COA di Ancona) attiene la richiesta da parte di PP.AA., in sede di pagamento di competenze legali, di apertura di un conto corrente dedicato, come preteso dall’art. 3, comma settimo, l. 136/2010.

La Commissione comprende la preoccupazione dell’Ordine richiedente per tutte le norme, quale quella in questione, che accomunano il professionista legale ad imprese o intermediari finanziari, imponendo loro obblighi di tipo procedurale o adempimenti poco consoni a quelli di un libero professionista. Tuttavia l’avvocato si colloca a buon diritto tra gli attori del settore dei contratti […]

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L’ordine (di Palermo) espone il caso di un richiedente l’iscrizione nel registro dei praticanti che produca la laurea in giurisprudenza di una università telematica, dichiarando di aver beneficiato di una “abbreviazione del corso di laurea e del numero di esami da sostenere” a seguito di valutazione della pregressa esperienza professionale.

La Commissione, pur ribadendo le perplessità già esternate in passato sulla equiparazione di percorsi di laurea che siano incompleti rispetto alla formazione necessaria ad affrontare l’esame di abilitazione e la successiva attività professionale, deve confermare il pregresso orientamento tale per cui non è possibile per l’ordine forense sindacare i singoli elementi del titolo di studio […]

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Il quesito (del COA di Pesaro) prefigura l’ipotesi di un laureato in giurisprudenza che abbia conseguito successivamente una laurea in diritto canonico presso un’università pontificia e, inoltre, l’omologazione in Spagna della laurea italiana in giurisprudenza. Si chiede se si debba procedere all’iscrizione dell’interessato tra gli avvocati stabiliti del circondario dell’Ordine richiedente.

Il quesito descrive una serie di passaggi che l’interessato ha compiuto; essi si collocano, però, tutti nell’ambito dell’istruzione universitaria, e non anche in quello della professione forense. Per ottenere l’iscrizione nella sezione dell’albo che contiene gli avvocati stabiliti (art. 6, d.lgs. 96/2001), così come per operare in regime di libera circolazione comunitaria, è necessario possedere […]

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Il quesito (del COA di Verona) riguarda la legittimità o meno, in riferimento alle previsioni di cui agli articoli 17 e 17-bis del Codice Deontologico Forense, della frequentazione da parte di un Avvocato di social network (Facebook o Twitter) o community di video on line come Youtube, fornendo su tali reti informazioni della propria attività professionale.

La questione posta dall’Ordine attiene alla necessità di applicare le regole sulle informazioni professionali, dettate dagli artt. 17 e 17-bis c.d.f., al settore delle comunicazioni elettroniche e della rete internet in particolare. Questa Commissione ha da tempo indicato come internet sia uno strumento senz’altro idoneo all’effettuazione di comunicazioni al pubblico e financo alla trasmissione di […]

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Il quesito (del COA de L’Aquila) riguarda la possibilità per un ente locale, dotato di proprio ufficio legale interno, di fornire assistenza legale ad altri enti locali non provvisti di Avvocatura interna, a mezzo di apposita convenzione, assumendone la difesa e la rappresentanza in giudizio e fornendo altresì consulenza di natura giuridica in ordine alle possibilità di definizioni stragiudiziali del contenzioso ovvero indicando le azioni più idonee alla tutela dell’ente conferente, ai sensi dell’art. 2, comma 12, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008) e dell’art. 30, d. lgs. 267/2000.

Va innanzitutto ricordato che il comma 12 dell’art. 2 della Legge 24.12.2007 n. 244 (Legge Finanziaria 2008) dispone che “Gli Enti locali di cui all’art. 2 del testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, possono istituire, mediante apposite convenzioni, da stipulare ai sensi dell’art. […]

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Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino ha chiesto, con nota del suo Presidente in data 8 luglio 2010, il parere di questo Consiglio Nazionale in merito al seguente quesito vertente sulla posizione di un professionista iscritto: “Se abbia titolo ad essere iscritto nella sezione speciale dell’Albo degli Avvocati di Torino con titolo professionale di origine, Ordine degli Avvocati del Portogallo, provenendo dall’Ordine degli Avvocati del Brasile”. Evidenzia, in specie, il Consiglio rimettente di avere già proceduto all’iscrizione dell’interessato “essendo l’Avvocato proveniente da un Ordine della Comunità Europea”; segnala, tuttavia, l’ente territoriale che il medesimo professionista ha conseguito il titolo abilitante in Brasile, è stato iscritto nell’albo custodito dall’ordine degli Avvocati del Portogallo il 5 marzo 2010 ed ha, quindi, presentato il 16 aprile 2010 la domanda di iscrizione al Consiglio torinese.

La Commissione preliminarmente rileva che in materia di iscrizioni nell’albo e negli elenchi il Consiglio territoriale è munito di autonoma e diretta competenza in qualità di organo amministrativo funzionalmente preposto alla custodia dell’albo. Si forniscono comunque le seguenti indicazioni interpretative. Il proposto quesito presuppone che il Consiglio territoriale abbia valorizzato, all’atto dell’iscrizione dell’interessato nell’albo speciale, […]

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Si chiede (quesito del COA di Lucca): 1) se debba essere formalizzato un verbale di conciliazione ed in caso affermativo se le modalità di redazione dello stesso debbano limitarsi a dare atto della avvenuta o mancata conciliazione e se debbano altresì esservi riportate le dichiarazioni delle parti e la succinta descrizione dei fatti; 2) se il diritto di accesso ai documenti sia consentito alle parti interessate anche nel caso di mancata conciliazione; 3) se sussista l’obbligo in capo al/ai consiglieri delegati alla conciliazione di riferire alle competenti autorità e/o di attivarsi su eventuali questioni di rilievo penale e disciplinare apprese in fase di conciliazione, anche alla luce della recente disciplina relativa alla mediazione obbligatoria in cui vige il principio che esclude di poter utilizzare le risultanze della conciliazione medesima in giudizio.

L’art. 14 lett. f R.D.L. 1578/33 (cui il COA richiedente intende evidentemente riferirsi nel quesito proposto) non prevede alcuna forma particolare per il tentativo di conciliazione limitandosi a disporre che i C.O.A. “interpongono i propri uffici a richiesta degli interessati per procurare la conciliazione delle contestazioni che sorgono tra avvocati ovvero tra questi professionisti ed […]

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