Ricorso in Cassazione: l’apodittica denuncia di asserita violazione di legge rende inammissibile l’impugnazione

Il vizio della sentenza previsto dall’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo ex art. 366, n. 4, c.p.c., non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (Nel caso di specie, il ricorrente denunciava l’asserita violazione e falsa applicazione di diverse norme del Codice Deontologico da parte dell’impugnata sentenza del CNF, limitandosi tuttavia ad enunciare il motivo nel titolo di un paragrafo del ricorso senza però svilupparlo in modo argomentato nel corpo del medesimo. In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato l’impugnazione).

Corte di Cassazione (pres. Tirelli, rel. Cosentino), SS.UU, sentenza n. 25392 del 9 ottobre 2019

Giurisprudenza Cassazione

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