Impugnazione delle decisioni del CDD: modificato il Reg. CNF sul procedimento disciplinare

Nella seduta del 23/02/2018, il CNF ha modificato, con delibera immediatamente esecutiva,  l’art. 33, co. 3, Reg. CNF n. 2/2014 come segue:

Art. 33
Impugnazione delle decisioni del Consiglio distrettuale di disciplina
1. Avverso le decisioni del Consiglio distrettuale di disciplina è ammesso ricorso avanti al Consiglio nazionale forense nel termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento.
2. Possono proporre ricorso:
a) l’incolpato, nel caso di affermazione di responsabilità;
b) il Consiglio dell’ordine presso cui l’incolpato è iscritto, per ogni decisione;
c) il Procuratore della Repubblica, per ogni decisione;
d) il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello del distretto dove ha sede il Consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione, per ogni decisione.
3. Il ricorso, contenente anche l’indirizzo pec del ricorrente o del suo difensore, deve essere presentato ovvero spedito a mezzo posta o a mezzo pec dall’incolpato o dal suo difensore munito di procura speciale, nella segreteria del Consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione ovvero in quella del Consiglio dell’Ordine presso cui l’incolpato è iscritto che senza indugio immediatamente lo trasmette al Consiglio distrettuale di disciplina per le ulteriori incombenze. Nel caso di spedizione a mezzo posta ai fini della tempestività del ricorso si farà riferimento alla data di spedizione. Qualora il ricorso sia stato presentato od inviato presso la Segreteria del Consiglio distrettuale di disciplina, questa provvede a darne immediata comunicazione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso il quale il ricorrente è iscritto.
4. Il ricorso è notificato a cura del Consiglio distrettuale di disciplina al Pubblico Ministero e al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, i quali possono proporre impugnazione incidentale entro venti giorni dalla notifica.
5. La proposizione del ricorso sospende l’esecuzione del provvedimento impugnato.

Consiglio nazionale forense, circolare 28 marzo 2018, n. 2

E’ domestica la giurisdizione sulle questioni in tema di iscrizione e permanenza nell’albo professionale

Sono devolute alla giurisdizione del Consiglio nazionale forense, quale giudice speciale, tutte le controversie relative alla iscrizione, al rifiuto di iscrizione, nonché alla cancellazione dall’albo professionale degli avvocati, e relativi elenchi speciali e registri. Tale principio non subisce eccezione neppure qualora l’impugnato provvedimento venga censurato per asserita formazione del silenzio assenso, non potendo la denuncia di tale vizio sradicare la competenza del predetto giudice speciale a favore di quella esclusiva del giudice amministrativo ex art. 133 c.p.a.

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 19 gennaio 2018, n. 348

Sul riconoscimento del titolo di avvocato (abogado) dopo il 31/10/2011

Chi richieda l’omologazione del titolo straniero di abogado dopo il 31/10/2011 deve aver frequentato il master specifico e superato l’esame di Stato, non potendo ottenere, in mancanza, l’iscrizione all’albo professionale quale avvocato stabilito o integrato, né mantenerla qualora l’abbia medio tempore ottenuta.

Ministero della Giustizia, nota del 12 maggio 2017 (allegata a Consiglio Nazionale Forense, circolare n. 7 del 15 maggio 2017)

Riforma del procedimento disciplinare: definizione con richiamo verbale, in fase preliminare, su proposta del Presidente del CDD o del Consigliere Istruttore della Sezione

Qualora non ritenga di chiedere al consiglio distrettuale riunito in sede plenaria l’archiviazione del procedimento ai sensi del comma 1, il Presidente, nel caso di infrazioni lievi e scusabili, può proporre all’assemblea l’applicazione del richiamo verbale nei confronti del segnalato ai sensi dell’art. 28 del presente regolamento. […]
Qualora non venga disposta l’archiviazione immediata o non venga deliberato il richiamo verbale, il Presidente del Consiglio distrettuale di disciplina assegna il fascicolo alla sezione competente secondo le modalità previste dall’art. 2 del presente regolamento.
In ogni caso, in ipotesi di infrazioni lievi e scusabili la sezione designata, su proposta del consigliere istruttore, senza necessità di convocare l’iscritto per gli adempimenti di cui all’art. 15, può deliberare il richiamo verbale che deve essere formalizzato con lettera del Presidente del Consiglio distrettuale di disciplina.

Art. 14 Reg. CNF n. 2/2014 (“Procedimento disciplinare”), come modificato con Delibera CNF del 24/03/2017, in vigore dal 7/5/2017.

NOTA:
Il richiamo verbale non ha carattere di sanzione disciplinare (artt. 28 Reg. CNF n. 2/2014 e 52 L. 247/2012).

Esposto disciplinare: prevista una nuova ipotesi di archiviazione senza formalità

“Il Presidente del Consiglio distrettuale di disciplina, valutati gli atti trasmessi dal Consiglio dell’Ordine e le deduzioni presentate dall’iscritto ai sensi dell’art. 11, può richiedere al Consiglio distrettuale di disciplina, all’uopo convocato, l’archiviazione senza formalità per manifesta infondatezza della notizia di illecito disciplinare o per intervenuta prescrizione dell’azione disciplinare“.

Art. 14 Reg. CNF n. 2/2014 (“Procedimento disciplinare”), come modificato con Delibera CNF del 24/03/2017, in vigore dal 7/5/2017.

Sottratti all’accesso civico e documentale gli atti del procedimento disciplinare a carico di un avvocato

Gli atti del procedimento disciplinare (i quali non sono soggetti ad obbligo di pubblicazione ai fini della trasparenza) sono preclusi all’accesso civico nonché, salvo specifiche eccezioni, a quello “documentale” ex L. n. 241/1990, in considerazione della particolare incidenza dell’ostensione di tali atti sulla riservatezza dei rispettivi interessati (Nel caso di specie, la richiesta di accesso civico aveva ad oggetto “tutti gli atti” relativi ad un procedimento disciplinare concluso nei confronti di un avvocato).

Garante per la protezione dei dati personali, parere n. 50 del 9 febbraio 2017

NOTA:
Il parere n. 50 del 9/2/2017 del Garante Privacy risulta di particolare interesse perché consente di evidenziare la differenza tra l’accesso documentale nel procedimento amministrativo (di cui alla L. n. 241/90) e l’accesso civico agli atti (di cui al D.Lgs n. 33/2013).
Il primo, come noto, presuppone che il richiedente debba dimostrare di essere titolare di un interesse “diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”.
Il secondo invece è riconosciuto “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”.
I due accessi continuano quindi a coesistere essendo, il primo, volto a consentire un accesso approfondito relativamente a specifici dati e, il secondo uno meno approfondito, generalizzato e più esteso, su dati, documenti ed informazioni.
L’importanza del richiamato parere 9/2/2017 risiede non solo nell’aver affermato che sono preclusi all’accesso civico gli atti del procedimento disciplinare proprio in ragione della peculiarità dello stesso, ma anche nell’aver sottolineato la possibilità del pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati dell’incolpato che, nello specifico accesso, potrebbe derivare dall’accoglimento della domanda “in considerazione della particolare incidenza dell’ostensione di tali atti sulla riservatezza dei rispettivi interessati”.
Tale principio, di portata generale, non può che riverberare i propri effetti anche nell’ipotesi di domanda di accesso documentale ex L. n. 241/90 nel procedimento disciplinare laddove si deve tenere ulteriormente conto della peculiarità della procedura, che deriva dalla sua sostanziale afflittività, e che determina la necessità di valutare con particolare rigore la tutela della riservatezza dei dati ivi contenuti in considerazione dell’incidenza che la loro ostensione avrebbe sulla posizione personale dell’incolpato.
(G.P.)

Prorogato (di un altro anno) il termine per ottenere l’iscrizione all’Albo Cassazionisti senza esame o corso

Il termine entro cui maturare l’anzianità di iscrizione all’albo ai fini della richiesta di iscrizione all’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle magistrature superiori senza necessità di sostenere alcun corso o esame (art. 22 L. n. 247/2012), già prorogato al 2 febbraio 2017 (D.L. 30 dicembre 2015 n. 210 – c.d. Milleproroghe 2016, convertito con L. n. 21 del 25 febbraio 2016), è differito al 2 febbraio 2018.

Art. 10, co. 2-ter, D.L. n. 244 del 30 dicembre 2016 (c.d. Milleproroghe 2017), convertito con L. n. 19 del 27 febbraio 2017 (GU Serie Generale n. 49 del 28/2/2017 – Suppl. Ordinario n. 14)

NOTA:
In arg. cfr. Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere 24 giugno 2015, n. 59, secondo cui il dies a quo del termine in parola è il 2 febbraio 2013, nonché Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere 16 marzo 2016, n. 45, Consiglio nazionale forense (rel. Orlando), parere 21 ottobre 2015, n. 102, Consiglio nazionale forense (rel. Orlando), parere 17 settembre 2015, n. 92, secondo cui il predetto termine finale riguarda il momento ultimo per l’acquisizione dei requisiti per detta iscrizione, e non già quello in cui deve essere presentata la richiesta.

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Procedimento disciplinare avviato sulla base di intercettazione telefonica avvocato-cliente

L’art. 8 CEDU protegge la riservatezza di qualsiasi “corrispondenza” tra individui ed in particolare quella tra gli avvocati ed i propri clienti, che è fondamentale in una società democratica per il corretto funzionamento della giustizia. Conseguentemente, l’intercettazione delle telefonate tra avvocato e cliente deve in generale ritenersi vietata, a meno che non sia eccezionalmente prevista dal diritto interno per il perseguimento di uno scopo legittimo, nel rispetto di criteri di proporzionalità e con espressi limiti all’ingerenza (categorie di persone intercettabili, tipi di reati, durata dell’intercettazione), sì da scongiurarne abusi che costituirebbero violazione del diritto di difesa (Nel caso di specie, dall’intercettazione telefonica emergeva a carico dell’avvocato la violazione del segreto professionale, da cui scaturiva un procedimento disciplinare).

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Sez. V, sentenza del 16 giugno 2016 (V.-C.,C. vs. Francia)

NOTA:
Art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – Diritto al rispetto della vita privata e familiare
1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.